Chi si umilia sarà innalzato.
Chi si innalza sarà umiliato.
Ed io è troppo tempo che mi umilio.
Smetti di punirti ora.
Ora c'è silenzio.
Solo un secondo, ti prego, solo un minuto.
Di tregua...
Ore 22.00
Due ore fa ho rotto uno specchietto, scaraventandolo dall'altra parte della stanza. Mi stavo semplicemente guardando le sopracciglia. Ho visto di sfuggita la mia immagine riflessa e ho provato uno schifo abnorme.
Mi disgusto dal profondo dell'anima, eppure non riesco a non provare un'enorme compassione verso me stessa...
L'altro giorno mio padre stava passando su dvd una videocassetta di quando avevo poco più di un anno. Ha insistito tanto perchè corressi a vederla anch'io perchè secondo lui ero troppo bellina. Sbuffando e imprecando l'ho accontentato, sedendomi sul bracciolo del divano. Tanto era illimitato l'odio in quel momento verso me stessa che non ho potuto non pensare: "Dovevate ucciderla allora, quella bambina. Così non sarebbe diventata quella che è oggi". Ma poi, a guardarla, quella bambina, a vedere come giocava con il camioncino (sì, giocavo con le macchinine...), a vedere come rideva.. mi si è stretto il cuore... quasi non fossi io... quasi pensando: "Povera piccola, chi l'avrebbe detto che dal ridere di gioia saresti passata al piangere di disperazione..."
Quando siete autolesionisti come me, non leggete quaderni d'elementari, non guardate foto in braccio ai vostri genitori, non vedete video dove andate a cavalluccio o articolate le prime frasi... Sarà un male eccessivo perfino per voi, che del vostro male verso la vostra persona vi alimentate.
EDIT
21/03/09
Equinozio di primavera e non son mai stata così male. Son giorni che sento dolore allo stomaco, alle costole, al basso ventre, al costato... Delle fitte paurose che arrivano come calci violentissimi. Il dolore dopo si attenua un pò. Poi, in crescendo, raggiunge di nuovo il culmine. Un momentaneo sollievo. Poi di nuovo. E' da lunedì che sto così. Adesso tremo, accasciata sui fianchi, cammino a fatica con le gambe semidivaricate. Sembra che passi, il dolore: mi lascia in pace per poche ore, poi di nuovo lì a tormentarmi. Sto sudando freddo. Sto mangiando troppo. Sto ingrassando troppo. E questo è il risultato: un dolore che non mi fa mettere una dietro l'altra di fila neppure queste poche parole. Chi semina raccoglie. Questo ha voluto il mio corpo, questo si merita. Hai tentato di cambiare illusa. Hai tentato di migliorarti. Non avrai nient'altro che dolore.
Troppo male, troppo...
Chi disprezza se stesso si apprezza tuttavia ancora come disprezzatore.
Friedrich Nietzsche
Mha. Che dire. Bilancio fine settimanale deludente. Fortunatamente non deludente per quanto riguarda le mie prestazioni: ho cercato di dare il meglio di me stessa e di mettere in pratica tutto ciò che ho appreso in questi anni. Non ho sanguinato. Perché, come ho scritto, sul lurido muro dello spogliatoio della lurida palestra, “Più suderai in allenamento, meno sanguinerai in battaglia” (motto dei marines americani). Non ho indietreggiato. Perché, come ho scritto sul lurido muro dello spogliatoio della lurida palestra, “La miglior difesa è l’attacco”, ed è stato subito chiaro, a tutti, che io fossi una che attacca a ripetizione, sempre. Una che ti mette in ansia dal primo secondo fino alla fine. Una volta tanto mi sento di aver fatto il mio dovere. Quindi non mi riferisco a me quando uso l’aggettivo deludente. Mi riferisco all’organizzazione e a coloro che avrebbero dovuto almeno “osservare” le nuove leve, il panorama giovanile, le giovani combattenti. Ma con mio sommo fastidio si è trattato appunto al massimo di una sola OSSERVAZIONE, quasi di sfuggita, distratta e distante. Una cosa che mi ha quanto meno irritato. Non capisco a quale pro organizzino certi provini per la nazionale se le giovani non le guardano neppure in faccia. Invece le altre ragazze mi hanno guardato in faccia, e subito mi hanno messa nel dormitorio delle “grandi”, per poi fare facce da pesci lessi al mio dire “ho diciannove anni”. “Ma sai, ti credevo più grande, non ti comporti da ragazzina!”… Secondo voi una cosa del genere avrebbe dovuto lusingarmi? Io mi sono limitata a fare la mia tipica espressione beffarda-modesta. Insomma mi sarei aspettata molta più attenzione da parte dei tecnici ne confronti di noi ragazze, tuttavia si è trattata di una bella esperienza. Credo.
Di questa sottospecie di ritiro ricorderò per sempre:
. Il pranzo a mezzogiorno in caserma, subito dopo l’allenamento del mattino, in mezzo a un branco di militari ridenti (non hanno mai visto una donna, porca miseria?!?) e additanti. Io a mezzogiorno, se mi gira, se non sono particolarmente impegnata bulimicamente, al massimo faccio uno spuntino con una banana.
. Il conseguente “pisolino” pre allenamento del pomeriggio. Io alle 13.30 di solito, comincio a pensare a cosa devo mangiare a pranzo. Invece ieri no. Ieri si stava già a letto.
. La passeggiatina “notturna” post cena (cena per inciso consumata alle ore 18.45, giusto per farvi capire …), una capatina al bar dove noi compagne di stanza ci siamo “svagate” un po’ ai tavolini della caffetteria, con la convinzione che fosse mezzanotte invece delle sette.
. La Cecchignola, praticamente solo area militare, dunque immaginate io, obiettrice di coscienza, con quanto entusiasmo ci facevo la mia passeggiatina notturna (per modo di dire).
. Una delle mie compagne di stanza, una bella ragazzona di 75 kg per 180 cm di altezza, tutta pancetta-muscolo, occhi dolci e sorriso gentile, accento fiorentino stretto, che ogni qual volta passavamo dalla sentinella di guardia, chiedeva: “Ma questi fanno solo questo? Ma che vita che fanno! Non fanno un ca*** dalla mattina alla sera, solo aprirci il cancello! E sono giorni che ogni volta che entriamo chiedono “Ma siete le ragazze della boxe?” Diamine (o una parola in fiorentino stretto che non ricordo, ndr), ma son giorni che ci vede, non ci riconosci? Ma mica mi garba questo qui!” Una grande. Mi garbava.
. Un’altra ragazza della mai camerata, veneziana, una bassina molto in alto, seppur molto sottovalutata. Del mio peso, uno scricciolo dai capelli corti neri, e volto irregolare, ma che non riusciva in nessun modo ad ispirarmi sentimenti di antipatia, neppure quando me la son ritrovata di fronte e mi ha menato un gancio terribile. Prima di risalire in camera dopo la già citata passeggiatina dice “Io il mio, di papà, l’ho perso il mese scorso”, e al nostro sguardo semisconvolto per la nostra indelicatezza involontaria ribatte “No ma vabbè…!” Come se nulla fosse. Mi si è stretto il cuore.
. L’essere a letto già alle 20.00 (cioè … con le galline …), con alcune ragazze che già stavano sotto le coperte e avevano chiuso gli occhi. Un silenzio (mi ha stupito che non l’abbiano suonato, non ci sarebbe stato per niente male) assordante e una noia mortale in quella camera che assomigliava più ad una stanza d’ospedale, senza un comodino, senza un televisore e con le coperte con su scritto E.I. (Esercito Italiano). Visto che disgraziatamente non avevo pensato neppure di portarmi un libro, ho avuto tutto il tempo di meditare che più che una caserma quel posto sembrava una prigione. Mi chiedevo se con la nostra fugace passeggiatina ci fossimo giocate già l’ora d’aria.
. La salvifica, chiassosa, urlante irruzione nella nostra camera delle ragazzine cadette e juniores della camera di fianco, in cerca di cibo (?), che per quanto fossero delle bamboline ingenue e immature, erano divertenti. Credo che una, buttandosi sul mio letto, ridendo come una matta, abbia totalmente sfondato il materasso (nella quale si affondava, povera la mia schiena). Mamma mia, ma parlo davvero come una trentenne. Accidenti.
. Svegliarsi prima delle altre, organizzare una fuga degna di Steve McQueen con le compagne di stanza per andare a fare colazione al bar invece che in caserma. Colazione leggera a base di cappuccino e brioche ripiena di panna e pezzetti di cioccolato. Giusto perché i pugili devono fare il peso.
. Il ritorno in auto alle 12.30 di oggi, la sosta in autogrill, e l’acquisto da parte mia e di una delle ragazzine del punto precedente di tutte le schifezze (mica tanto schifezze!!!) possibili ed immaginabili, manco fossimo state nel deserto per giorni e giorni.
. L’essere stata per due giorni a praticare uno sport maschile per eccellenza, insieme a sole ragazze. E’ una bella esperienza nonostante tutto. E nonostante la mia misoginia.
Insomma vi ho un po’ ammorbato con questo resoconto, chiedo perdono.
PERCHE'?
Ha bisogno di qualche ristoro
il mio buio cuore disperso
Negli incastri fangosi dei sassi
come un'erba di questa contrada
vuole tremare piano alla luce
Ma io non sono
nella fionda del tempo
che la scaglia dei sassi tarlati
dell'improvvisa strada
di guerra
Da quando
ha guardato nel viso
immortale del mondo
questo pazzo ha voluto sapere
cadendo nel labirinto
del suo cuore crucciato
Si è appiattito
come una rotaia
il mio cuore in ascoltazione
ma si scopriva a seguire
come una scia
una scomparsa navigazione
Guardo l'orizzonte
che si vaiola di crateri
Il mio cuore vuole illuminarsi
come questa notte
almeno di zampilli di razzi
Reggo il mio cuore
che s'incaverna
e schianta e rintrona
come un proiettile
nella pianura
ma non mi lascia
neanche un segno di volo
Il mio povero cuore
sbigottito
di non sapere
Carsia Giulia, 1916
Giuseppe Ungaretti
Ancora una volte guardo a me stessa e mi sorprendo, mi stupisco, mi sconvolgo. Dolorante, piangente, distrutta, sanguinante, io sono ancora in piedi. Ancora in piedi a tentare di rinascere dalle mie ceneri. E la fenice se la ride anche. Sì, ora, alla tastiera. Se la ride perché oltre ogni previsione, è ancora a galla. Se la ride perché la sua congenita follia dopo un po’ la induce a ridere delle sue disgrazie piuttosto che impazzirci e morirci. La vostra fenice spera di ritrovarsi alla tastiera domenica sera. Gioiosa, per una volta. La vostra fenice vi saluta. Pray for me.
















