Chi sono

Blogger: meryem
Una ragazza sull'orlo di una crisi di nervi...

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visited *loading* times
lunedì, 05 maggio 2008

Curtain

Erwitt

I’m waiting for Godot.

postato da: meryem alle ore 16:56 | link | commenti (14)
categorie:
domenica, 20 aprile 2008

il mio più profondo desiderio

April is the cruelest month.

A letto

postato da: meryem alle ore 23:02 | link | commenti (35)
categorie:
mercoledì, 09 aprile 2008

post condiviso

La generazione che ha vissuto la propria prima giovinezza negli anni Ottanta, sotto il segno di Craxi - ascendente Goldrake - ha visto lo sfacelo di una classe politica senescente e vetusta, apparentemente spazzata via dal pool di Mani Pulite. Ancora ricorda le monetine lanciate su Craxi ed il filo di bava che pendeva dalla bocca tremante di Forlani durante gli interrogatori. Svezzata con tali orrori, era quasi naturale che sconfinasse nel più ovvio qualunquismo. Fortunamente, ma solo per il fatto di aver fatto rinascere in molti un attaccamento alla Cosa Pubblica sempre più vilipesa, è sceso in campo il Piazzista della Libertà che, volenti o nolenti, ha forgiato la Nuova Italia.


La classe operaia, sempre più disperatamente ancorata all'aspirazione verso uno status "borghese", va a braccetto con le siure impellicciate che distribuiscono tartine canticchiando "Silvio, Santo Subito…". I giovani sono attratti dai manganelli della Destra più reazionaria e dalle pistole ad acqua che Bossi cerca di svendere dal suo gerontocomio. Ora, amici, ci troviamo ad un bivio: qui non è più questione di "destra" e "sinistra". E' divenuto fondamentale impedire che l'anomalia Berlusconi governi nuovamente l'Italia, tenendo sotto il giogo Fini e imboccando Bossi all'ora del brodino. E' il Piazzista delle Libertà che ci ha portati non più a votare per un ideale, ma solo a scagliarci l'un contro l'altro armati. Tolta questa piaga dal Paese, forse, rimboccandoci TUTTI le maniche, potremo vedere di far qualcosa per questa Italia, sempre più simile all'Argentina. Giusto con qualche Reality Show in più. Per queste ragioni, e per altro ancora, il mio Blog non vota per Berlusconi.

Conte Nebbia

Il dibattito è aperto. Accolgo anche io questo post. Voi cosa ne pensate?


postato da: meryem alle ore 19:19 | link | commenti (42)
categorie:
domenica, 23 marzo 2008

Lost in spleen

Quelle sere estive, tra il sonnecchiare comune e l’aria grave, a girarsi e rigirarsi nel letto, a cercare di prender sonno, ché lo stridere del materasso non mi faceva dormire tutta la notte. E a me arrivavano grida acute e l’aspro richiamo dell’oleandro.  

Ed anche ieri entravo in un cinema con l’agonia del sole, a strappare i miei capelli folti e a sbavare il trucco degli occhi. A fare mezzanotte e ritirarmi nell’abisso nero.  Costringermi a pensare ad altri gemiti, ad altri sussurri, maledetto mare. Maledette onde  tempestose: scivolano, sospirano, stridono.  Ficcarmi le mani fra i capelli e credere di impazzire.  Sbatteva il mio cranio, costretto dal mio plotone d’esecuzione, ché non m’hai ucciso guardandomi negli occhi.  E continuavano i gemiti ostinati nella mia mente.

Alitava il vento. Sospirava l’acqua.

Cambiai strada, allungarla è mia abitudine.  Per allentare la presa sul mio fegato, per  fare più ampi respiri.  Respiravo lenta. Camminavo pian piano. Mi toccavo la milza. Luci al neon, lampioni, strade semi asfaltate. Ed arrivai alle case popolari. Guaivo.  Vagavo.

Marcivo immaginando.  Immaginando che in una camera di case popolari a pochi chilometri da lì, due amanti  si incontravano.  Chiudendo le tende e le persiane. Chiudendo la porta al resto del mondo.

Nei sogni non riesci mai a vivere ciò che tanto ardentemente desideri, perché il sogno svanisce troppo presto. Sei lì, ad un passo dalla vittoria. Ti esalti, ti ecciti. E tutto si dirada, tutto si offusca. Il mio incubo no, continuò. Mantengo il segreto della mia angoscia, visto attraverso il buco d’una serratura.

 

postato da: meryem alle ore 23:44 | link | commenti (44)
categorie:
martedì, 05 febbraio 2008

Post- post mortem

Constable, Study of clouds 1822

Era l’alba. Il tempo dei sogni era ormai perduto. Sarebbe dovuto cominciare il tempo del pensiero. Ed invece ero assonnata, desiderosa di abbracciare un cuscino e sprofondare dolcemente tra le braccia di Morfeo. Sarà che, come diceva Walter Chiari, è solo sonno arretrato … La brezza mattutina mi scompigliava i capelli, che non avevo fatto in tempo a pettinare e mi avvolgeva nell’imbarazzante camicia da notte che indossavo.  Guardai i due uomini ai miei lati, che mi conducevano verso destinazione ignota.  Un lieve attrito mi spingeva indietro. I due energumeni invece avanzavano con leggerezza. Indispettita ruppi il ghiaccio e chiesi loro:

-Di grazia, dov’è che stiamo andando?-

Entrambi mi rivolsero uno sguardo inebetito ma radioso. Nessuno dei due rispose. Soffi di vento spazzavano via residui pensieri razionali. Tutto intorno a me scintillava di una pace irreale.

-Non riesco a capire come mai sia già l’alba. Non pensavo fossero passate così tante ore da quando … Ehm … Uhm … -

Tacqui. Non riuscivo a ricordare da quando avevo fatto cosa. Finalmente uno dei due uomini proferì parola.

-Non pensarci. Vedrai sempre la luce qui.-

-In che senso vedrò sempre luce? Una specie di sole di mezzanotte? Ci troviamo al circolo polare artico? O antartico? Accidenti, meno male che la prof non me l’ha chiesto ieri all’interrogazione di geografia astronomica, non riesco mai a memorizzarle, queste cose … -

-Bhè … - guardò l’altro, che alza gli occhi al cielo come se stesse scortando una psicopatica, dopodiché rispose  allo sguardo del suo compare ammiccando – diciamo di sì … diciamo che è una specie di sole di mezzanotte … - Sorrise in un modo che, secondo lui, avrebbe dovuto essere tranquillizzante.

-Ma mi scusi! Ma che tristezza! Che noia! Ma potrebbero venire disordini mentali! Io potrei anche suicidarmi!-

L’altro uomo, quello che ancora non aveva parlato, mi guardò in modo poco carino. Tuttavia si girò in fretta, guardò l’altro che scosse leggermente il capo. Ripresero entrambi quell’espressione inebetita beata e non parlarono più.

Divenne aurora. Giungemmo in un luogo affollato d’uomini e donne. Mi guardavo attorno, preoccupata per la mia mise. Preoccupazione inutile: tutti lì erano vestiti nello stesso modo. Stessa tunichetta-camicia da notte per tutti. Tutti uguali lì. Non vi dico che provai anche un certo fastidio. Mi ha sempre dato fastidio trovare qualcuno vestito come me. I miei due compagni di viaggio mi dissero di non muovermi, che sarebbero andati a sbrigare un attimo una faccenda. Attendevo con crescente insofferenza. Quanto avrei voluto cullarmi nel mio sonno felice. Sbadigliai vistosamente. Dondolavo sui talloni e sulle punte, sui talloni e sulle punte… Durante la loro assenza mi si avvicinò un tizio, che voleva darmi dei numeri. Terno secco sulla ruota di Napoli. Gli dissi che no, che io non ci credevo a queste cose. Ma lui mi assicurò che uno dei numeri era ‘a munnezz,quindi doveva uscire per forza. Pensai che provare non mi sarebbe costato nulla, in effetti. I miei due compagni di viaggio però, intravista la scena da lontano e accorsi alla mia posizione, mi afferrarono per un braccio e mi portarono con loro. Mi trascinarono di forza di fronte a una specie di sportello bancario. Quello che si era talvolta degnato di rivolgermi la parola, confabulava con l’addetta allo sportello,  mentre l’altro continuava a tenermi ferma per il braccio, e a fare la predica:

-Non so davvero com’è che ci sei finita qui. Sei proprio una viziosa. - cominciò l’acidone, e rivolto al compagno, disse- Mi sorprendo che non si trovi Tu-Sai-Dove…-

-Avete letto Harry Potter non è vero?- 

-Signorina si sbrighi- si intromise sbottando l’addetta allo sportello  –Non è che qui c’è solo lei, sa!-. Mi accostai a lei. –Allora. Lei, dai documenti, risulta che non si debba trovare qui. Lo stavo giusto dicendo ai suoi tutori. Mi dispiace. C’è stato un errore. Evidentemente il suo posto è… giù.-

Impallidii. Giù. Giù. Giù. Giù. Ma come era possibile? Non era possibile. Nessuno merita di star giù. Nessuno… I boia che hanno il cuore d’oro, gli stupratori provocati dalle loro vittime, il Fϋhrer vegetariano e che comunque amava i cani…

Ero convinta che l’Inferno non esistesse. Venni spedita giù. Giù. Giù. Giù. Ed ora sono qui all’Inferno. E da qui io scrivo. Qui, qui non arrivano gli ultimi. Perché l’Inferno esiste. L’inferno è qui, sulla Terra. Poveri demoni, viviamo il nostro Inferno.

Constable, Study of Cirrus Clouds

postato da: meryem alle ore 00:07 | link | commenti (68)
categorie:
venerdì, 21 dicembre 2007

Ritorno

Prima  non c’era pace tra gli ulivi. Ti regalavo un ramoscello, una volta l’anno, in segno di pace, ma non c’era pace tra gli ulivi.  Prima di approdare a Sapri, rivedevo i miei luoghi natii, rivedevo scene a me familiari. Rivedevo su quest’altura, in questo deserto verde, in questa arida desolazione, il mio amico ulivo, dal largo fusto, che mi chiamava, che mi sussurrava di andargli incontro e di abbracciarlo. Ma non era ancora quello il momento. Rivedevo dal finestrino dell’auto, sulla destra, i monti erosi dalla solitudine; sulla sinistra, la costa, ultimo baluardo dell’eroismo locale. Ed io, al centro, l’erba secca dell’essenza umana.  Diretta a Sapri, ricordavo le illusioni, i sogni dei tempi andati, le speranze che ci rendevano contenti. E non ero passato, ero solo futuro. Ero solo vita futura. Ero quella foto in cui sorridevamo, e ci facevamo le corna con le mani.

I cellulari non prendevano. E sì che allora i cellulari non c’erano. Non c’era linea neppure quel giorno. Se dovevi dirmi qualcosa, dovevi dirmelo in fretta, ché sarei entrata in una galleria e lì il cellulare non prendeva. Dovevi dirmelo allora. Sulla strada ghiacciata correvano ombre di fantasmi, ombre gelide e pallide. L'aria era più limpida della mia follia. Vidi un lampo. Continuai la corsa. Il cellulare non prendeva.

Ma non verso il mare, non sulla costa. Ritornai come un ladro che va per scassinare una casa, nell’ora che non pensiamo. Ritornai al mio luogo precluso, troppo a lungo precluso, a latitudine 40°6'28"80 N e longitudine 15°26'11"04 E. Ritornai a casa come un ladro. Ritornai dal mio ulivo, alla mia terra, e lì vi entrai del tutto, lì mi ricongiunsi alle mie radici. Ritornai a latitudine 40°6'28"80 N e longitudine 15°26'11"04. lassù dove nessun cellulare prende, lassù dove nessuno è raggiungibile. Abbracciata al mio povero ulivo, danzerò in eterno.

 

postato da: meryem alle ore 22:17 | link | commenti (73)
categorie:
martedì, 18 dicembre 2007

Specchietti

Specchietto

I sentimenti finiscono inevitabilmente ad essere come respirare. E tutti noi sappiamo cosa succede quando tratteniamo troppo a lungo il respiro.

postato da: meryem alle ore 20:32 | link | commenti (22)
categorie:
venerdì, 07 dicembre 2007

Post concepito e non abortito

Post nato provvisorio, post che non cancellerò, nonostante sia sgrammaticato, disarticolato, disorganico. Che la lingua italiana mi scusi. Gli studi leggiadri/ talor lasciando e le sudate carte, il cuore sobbalza al pensiero di lui, e nell'immediatezza scrive parole d'amore. Dunque, senza senso.

Amore, sappi che sono orgogliosa di te, anche se so che non te lo dirò mai. So che ci sarà l'altra a dirtelo. Metticela tutta domani, so che puoi farcela, io credo in te, se avessi potuto ti avrei seguito pure in capo al mondo. Ma c'è già lei. Ed io non conto. Amore, so che puoi vincere. Realizza il tuo sogno, se tu sei felice, lo sono anche io. Anche se, in questa felicità vorrei essere compresa anche io...

Amore, vinci anche per me. Ti voglio bene. Lo so che non ho il diritto di dirtelo. Lo ha solo Lei. Spero che qualsiasi cosa tu stia facendo ora, ti possa arrivare un pò del mio affetto. Tesoro, fatti valere, sei un grande.

Luca, sono orgogliosa di te.

Mariella

postato da: meryem alle ore 23:14 | link | commenti (41)
categorie:
martedì, 13 novembre 2007

Il cielo in una stanza

Chissà se sei riuscito a racchiudere tutta la pioggia nera nella stanza. La pioggia che oscura tutto la camera dal soffitto basso, e immerge la zona in fondo in una penombra ovattata. Chissà se sei riuscito a intrappolare le nubi ancora piene, le raffiche di vento che ad intervalli si rovesciano in strada, in una stanza. Chissà se sei riuscito a racchiudere il cielo in una stanza.

Chissà se sai com’è la situazione qui … Chissà se ti  sei chiesto se sto già vomitando, con gli occhi gonfi di lacrime e collirio. Con il solito accompagnamento di gemiti, dapprima soffocati, poi sempre più forti, che finiscono in un’interminabile crisi di pianto. Eh sì, che di Tre camere a Manhattan, Winnie è il tuo personaggio preferito.

E’ da tanto tempo che cerco di dimenticare, di non pensare. Ieri sono stata a letto tutto il tempo, e quando mi pareva di svegliarmi mi accorgevo che il cielo si era già oscurato da un pezzo. Stavo distesa bocconi e m’ero addormentata così, senza spogliarmi, senza lenzuola. Sulla scrivania ammassi di libri e quaderni che è da tanto che non suscitano in me alcun interesse. Ed è stato allora che ho ricordato tutto ed ho creduto di impazzire. Difficile scivolare più in basso.

Così mi sono vestita alla buona, sono uscita di casa con la scusa di portare a passeggio il cane, pur essendo stanca, sfinita, tremante per il freddo, con le ginocchia livide per la brezza autunnale e la  mano in tasca. Ed io non ho pensato alle strade per le quali stavo passando. E non ho pensato che non vi era alcuna necessità di passare per il tabacchino, per la rotatoria, per il giornalaio, per la piazzetta, e non ho pensato che avrei avuto tutto l’interesse a non allungar la strada, per poi tornare a casa per la via più breve. Eppure mi sono ritrovata sotto quella casa, eppure ho guardato in alto, eppure ho guardato le finestre.

Al terzo piano una corda tesa attraverso la finestra, c’è steso ad asciugare un capellino grigio, piccolo piccolo. Sicuramente ci sarà un bambino. Ma che sbadati, si sono dimenticati di tirare dentro il cappellino, con questo tempo che promette pioggia. E si accende una luce nella stanza. Il cane mi strattona. Una raffica di vento. Eh sì che sei riuscito, a chiudere il cielo in una stanza.

postato da: meryem alle ore 21:39 | link | commenti (56)
categorie: